Eventi Formativi Kyoto

26-9-15

ABAI Eighth International Conference – Kyoto, Japan

In viaggio per Kyoto

Inizia domani, 27 settembre, l’ottava conferenza mondiale sull’analisi del comportamento, che si terrà presso il Granvia Hotel di Kyoto, Giappone. Il congresso durerà 3 giorni, dal 27 al 29 settembre, cui si aggiunge un quarto giorno per il tour guidato presso il laboratorio del Dr. Matsuzawa, Kyoto University. Questa edizione dell’ABAI International Conference, realizzata in collaborazione con la Japanese Association for Behavior Analysis, ha l’obiettivo di sostenere la disseminazione dell’analisi comportamentale in Asia e di facilitare la comunicazione, le opportunità di studio e ricerca e la collaborazione fra gli analisti del comportamento giapponesi ed i professionisti e ricercatori della restante parte del mondo.

L’ottava conferenza internazionale vedrà la luce in un paese che ad aprile 2015 è in grado di vantare 975 analisti del comportamento (dato J-ABA), collocandosi vicino allo stato americano di New York (1.175 Behavior analysts certificati dal BACB) e al Texas (1001 B.A.), anche se ancora distante da California (3.234) e Florida (2.200). Numeri da capogiro se paragonati ai circa 80 behavior analysts presenti nel nostro paese. Il dato qui esposto per l’Italia è ottenuto sommando gli iscritti al BACB e gli iscritti al RIAC, Registro italiano degli analisti del comportamento, tenuto da IESCUM, e dovrebbe scendere ulteriormente se si considera che alcuni degli analisti certificati RIAC, come il sottoscritto, sono anche iscritti al BACB. Speriamo la situazione migliori con il congresso europeo EABA che a settembre 2016 si svolgerà a Enna, nella calda Sicilia!

Un dato interessante a proposito degli analisti del comportamento giapponesi indica tuttavia che dei 975 analisti iscritti alla J-ABA, solo 14 sono certificati BCBA, ovvero meno del 2% (BACB official website at http://bacb.com). Il perchè di questo dato mi è sinceramente oscuro, ma sarà interessante scoprirlo all’ABAI dei prossimi giorni.

La conferenza prevede la partecipazione di oltre 290 relatori fra cui lo stesso Dr. Moderato, presidente di IESCUM, al quale devo moltissimo. Professori, professionisti e studenti si daranno il cambio nelle sale di due interi piani del Granvia Hotel il quale, di per sè, è già un’attrattiva. La struttura enorme del Granvia comprende 535 stanze in 15 piani, e vanta la presenza al suo interno di oltre 1.000 pezzi d’arte contemporanea, un centro commerciale, 12 ristoranti, un museo, un teatro e un’area benessere con piscina, sauna e palestra. Il tutto collocato nel centro di Kyoto, cuore pulsante della cultura giapponese ed ex-capitale dell’impero, dai ricchi siti della quale derivano tutti gli scenari che rappresentano il Giappone nell’immaginario collettivo: giardini solcati da viali di ciottoli, capanne di poeti fra i bambù, templi color vermiglio e templi dorati alle sponde di pacifici laghetti (in totale più di 1.600 santuari!), apparizioni effimere di geisha in kimono. Nessuna location migliore per l’ABAI International conference! 

Per ulteriori informazioni, visita https://www.abainternational.org/events/international-2015.aspx

27-9-15

ABAI Eighth International Conference – Kyoto, Japan

Primo giorno

Dal lussuosissimo Granvia Hotel di Kyoto parte l’ottava conferenza mondiale ABAI. Come sempre avviene ai congressi internazionali, volti di amici e mentori si distinguono fra la folla. Il sottoscritto ha avuto il piacere di salutare Neil Martin, BCBA-D, Director of the International Development del BACB e mio passato supervisore, e i professori Moderato e Pergolizzi, fondatori di IESCUM e miei diretti e indiretti maestri. In questa occasione ho inoltre avuto il piacere e l’onore di conoscere di persona e poter scattare una fotografia con la dott.ssa Martha Hübner, professoressa di psicologia sperimentale presso l’istituto di psicologia dell’università di São Paulo e presidente dell’ABAI, la cui presentazione mi aveva già toccato durante il congresso di San Antonio, TX.

Riporto un riassunto delle presentazioni frequentate dal sottoscritto. Buona lettura!

Sfide con nuove specie nell’analisi comportamentale sperimentale: come condurre studi sugli animali – Kazuchika Manabe, Nihon University

Skinner condusse la maggior parte degli studi che hanno portato ad individuare le leggi del comportamento su ratti e piccioni. Oggi, lo sviluppo dell’ABA impone di condurre ricerche su fenomeni comportamentali più specifici e altri più generali, che richiedono ulteriori ricerche di base in cui gli animali possono avere un ruolo chiave. Allo stesso tempo, occorrono apparecchiature in grado di fornire rinforzo in modo automatico all’animale e di misurare il comportamento.

Nello studio:

1) Pappagallini sono scoperti produrre vocalizzazioni che hanno la funzione del Tact e che quali possono essere utilizzate per gli studi sull’equivalenza dello stimolo, con chiare applicazioni alla specie umana. E’ emozionante vedere, oltre che nei dati, nei video prodotti, un pappagallino che nomina i colori rosso e verde con due differenti vocalizzazioni, sotto perfetto stimulus control. Lo stesso studio ha comportato la denominazione di forme e matching colore/forma. E’ estremamente difficile rendere il concetto attraverso queste poche parole, senza vedere il video: stiamo parlando di un pappagallino in grado di stare in una mano che impara a denominare oggetti e colori.  Non solo: è in grado di imparare a discriminare suoni, producendo un comportamento Ecoico. Abbiamo dunque 2 esempi di comportamento verbale in una specie animale molto diversa dall’essere umano e dotata di un sistema nervoso centrale molto più piccolo e semplice: chi è ancora in grado di sostenere che un bambino con ritardo di sviluppo non può imparare a comunicare verbalmente?

Una piccola nota tecnica: senza volerlo, gli sperimentatori hanno rinforzato un comportamento “sporco” nel pappagallino il quale, oltre a nominare vocalmente gli oggetti, li nominava aggiustando la distanza della sua testa dal microfono dello sperimentatore.

2) Le aquile dalla coda bianca, come altre specie di volatili, possono scontrarsi con le turbine eoliche con esiti mortali. E’ un problema di divisione dell’attenzione la quale, fissa sulla preda, non comprende le pale della turbina. Nello studio, un nibbio nero giapponese ha dimostrato di poter discriminare la velocità di rotazione delle pale, emettendo un comportamento specifico sotto lo stimulus control della velocità delle pale, ma di non poterlo fare in presenza di una preda che cattura la sua attenzione, se non sotto particolari condizioni di contrasto. Lo studio può contribuire a migliorare le tecnologie di produzione di energia eolica modificando il contrasto fra lo sfondo e le pale delle turbine per evitare la morte di migliaia di volatili tra cui specie in via di estinzione.

3) Gli studi svolti sul pesce-zebra hanno applicazioni riguardo la velocità di apprendimento correlata all’invecchiamento, la percezione degli stimoli in base al contrasto, il comportamento legato alla percezione del tempo sotto l’effetto di droghe, la discriminazione di suoni. L’alta velocità di riproduzione di questa specie facilita la  sua manipolazione genetica e il conseguente studio comportamentale sugli individui geneticamente modificati.

Ognuno degli studi trattati ha comportato sfide particolari per la produzione di apparati in grado di somministrare rinforzatori e misurare i comportamenti, problemi risolti con soluzioni ingegneristiche innovative, fra cui l’utilizzo di somministratori di cibo guidati da servo-motori e motori a vibrazione, simili a quelli dei cellulari.

L’apprendimento senza errori della deglutizione in un bambino che vomita i pasti – Kenji Okuda, Academy of Behavioral Coaching 

Lo studio riguarda il trattamento di un disturbo alimentare: l’incapacità di deglutire cibo appresa a seguito di un incidente occorso durante il pasto e il conseguente sviluppo di una fobia. La bambina trattata, di 4 anni, è stata sottoposta a terapia comportamentale in seguito a una significativa perdita di peso dovuta al fatto che sputava ogni boccone di cibo solido.

Attraverso un’esposizione graduale e ripetuta a cibi di consistenza liquida, semi-liquida, semi-solida e solida, e il rinforzo differenziale del comportamento del comportamento di masticare tali cibi, il caso è stato risolto. Particolare attenzione è stata data all’esposizione graduale, al fine di non incorrere mai nel comportamento di sputo precedentemente prodotto dalla bambina: l’intero processo è stato “errorless”.

La procedura spiegata tuttavia sembra non convincere pienamente la platea: diversi analisti del comportamento americani chiedono di specificare alcuni dettagli operativi che a quanto pare non sono stati previsti dal Dr. Okuda. Uno per tutti: cosa comportava la procedura, nel caso la bambina avesse prodotto il comportamento di sputare anche solo una volta?

Le presentazioni di oggi sono state purtroppo soltanto 2, ma molto bene approfondite (diverse ore ognuna). Un buon antipasto, ma rimane da scoprire la portata principale.

Una nota critica: deludente che a una conferenza internazionale di tale portata i relatori giapponesi parlino solo la loro lingua, aspettando la traduzione dell’interprete per la platea, e presentino slideshows scritti a volte solo in giapponese. Che sia un segno del nazionalismo nipponico e della grande chiusura che caratterizza il paese verso gli stranieri? L’elemento brucia certamente molto tempo prezioso.

Domande aperte. Dopo un breve colloquio con Neil Martin, rispondo infine alla domanda di ieri: perchè solo il 2% degli analisti del comportamento giapponesi è iscritto al BACB?

Secondo Martin, direttore dello sviluppo internazionale del BACB, la grande maggioranza degli analisti giapponesi è specializzata in ricerca di base (Experimental Analysis of Behavior – EAB; Cfr: JEAB, http://onlinelibrary.wiley.com/journal/10.1002/(ISSN)1938-3711) anzichè in Applied behavior analisi (analisi comportamentale applicata). Pertanto non è a loro necessaria l’iscrizione al BACB. Ma il numero degli analisi giapponesi specializzati in ABA sta per cambiare: a breve infatti partiranno corsi di formazione appropriati e, a quanto pare, approvati dal BACB.

Ricevimento di benvenuto – Chair: Ingunn Sandaker, Oslo and Akershus University College of Applied Sciences

Giunta la sera, si tiene presso l’elegantissima sala da ballo Genji del Granvia Hotel il ricevimento di apertura del congresso. Analisti del comportamento di 21 paesi assistono al discorso di benvenuto della dott.ssa Martha Hübner, presidente ABAI, e alla rara rappresentazione delle Geisha in abiti tradizionali giapponesi. Gli invitati gustano sake e prelibatezze locali discorrendo di analisi comportamentale mentre il sottoscritto ha il piacere di essere invitato al tavolo del prof. Moderato.

28-9-15

Secondo giorno

Ed ecco la giornata più intensa all’ABAI di Kyoto: oltre 12 ore di presentazioni, discussione di casi, poster con nuove applicazioni cliniche (8.00 AM – 8:30 PM). Ringrazio Francesca Pergolizzi, mia ex-docente, per avermi tenuto una piccola lezione privata su mindfullness e ACT, oltre ad aver accolto i miei dubbi con pazienza. Sono entusiasta di avere fatto la conoscenza di Mieke San Julian, BCBA di Sacramento, California, Christine White-Tzeng, BCBA inglese con base in Giappone,  Suzanne Ward, BCBA tedesca. Con tali professioniste, a partire dalla condivisione di interrogativi senza risposta e scoperte cliniche rilevanti a proposito dei training per la comprensione, l’espressione e la regolazione delle emozioni, è nato l’Emotions problem group, volto a una collaborazione a distanza, su scala globale, di articoli, risultati clinici, domande, difficoltà nello studio e nell’elaborazione di protocolli ABA efficaci per affrontare il problema. La ricerca behavior analitica sulle emozioni infatti è ancora in uno stadio embrionale (denominazione emozioni proprie e altrui, presa di prospettiva, ma ancora pochissima ricerca sulla modifica del comportamento manifesto conseguente un’emozione), ed è stata una emozionante sorpresa che 4 persone ai 4 angoli del mondo, senza comunicare mai fra di loro, abbiano postulato e in parte raggiunto gli stessi risultati clinici con i propri pazienti. La collaborazione si preannuncia feconda!

Vediamo ora gli studi di oggi.

Topics in Developmental Disabilities: Treatment Selection – Chair: Dianna Hiu Yan Yip, P.L.A.I. Behavior Consulting

Valutare le preferenze di trattamento per i genitori giapponesi di bambini con disabilità dello sviluppo – Sayaka Kawarai, California State University, Los Angeles.

Le ricerche esistenti non hanno mai valutato le preferenze di trattamento per particolari procedure in particolari contesti. Scopo dello studio è valutare la preferenza di trattamento per i genitori tra DRA, ignorare, time-out, sgridare. Lo studio è stato condotto in California, sulla popolazione giapponese migrata. 34 partecipanti, tutte madri. Lo studio ha previsto 

  • un questionario demografico, con 10 domande finalizzate a raccogliere dati riguardo l’età del bambino, la diagnosi, la durata della permanenza negli USA
  • la presentazione di 4 scenari differenti
  • la possibilità di scegliere quale reazione avere (trattamento) a seguito di ognuno dei 4 scenari.

Il DRA (es: “Voglio le caramelle!” invece che gridare) risulta essere la scelta prediletta, con il 56% di scelte. La scelta dei genitori tuttavia cambia a seconda del genere: i maschi portano i genitori a selezionare maggiormente la scelta di ignorare il comportamento, mentre le femmine attraggono maggiormente la risposta DRA. L’ultimo dato tuttavia non ha raggiunto significatività statistica.

Come previsto, a seconda che la famiglia stia seguendo un trattamento ABA oppure no, la scelta delle modalità di intervento a fronte di un comportamento problema cambia radicalmente, indicando un chiaro mutamento delle conoscenze e delle preferenze educative dei genitori a seguito del trattamento ABA.

Uso di strategie di intervento comportamentali per dare supporto a studenti con bisogni speciali in classi di scuola tipiche ad Hong Kong – Dianna Hiu Yan Yip, P.L.A.I. Behaviour Consulting

L’intervento ha riguardato 3 bambini con disabilità diverse (ADHD, Autismo) tra i 4 e i 6 anni di età. Tutti i partecipanti sono stati inseriti in una classe tipica di Hong Kong (oltre 5 insegnanti, 50% lezioni in inglese e 50% in cinese). Gli obiettivi comportamentali  previsti riguardavano diversi aspetti. A titolo esemplificativo:

  1. rimanere seduti in classe senza disturbare
  2. porre due domande in ogni lezione
  3. obiettivi di socialità vari.

Gli obiettivi sono stati raggiunti attraverso prompt gestuali e vocali e attraverso l’utilizzo del self-monitoring per mezzo di scheda di presa dati autocompilata dai bambini e contemporanea verifica della correttezza dei dati raccolti da parte degli operatori.

Le difficoltà, come in Italia, hanno riguardato principalmente l’integrazione delle procedure behavior analitiche con le routine di scuola: non era previsto dalla politica scolastica infatti che un esterno si inserisse nell’istituto, dove generalmente l’insegnante di sostegno badava a che il bambino non producesse danni ma non metteva in atto strategie di intervento efficaci.

Videomodeling e prompt per insegnare capacità legate alle attività di vita quotidiana a giovani adulti – Kimberly Rehak, International Institute for Behavioral Development

Come la ricerca afferma ormai con forza, il videomodeling è una tecnica utilissima per insegnare molte abilità a bambini con autismo. Il presente studio espande la letteratura esistente rispetto a limiti e potenzialità della tecnica.

2 partecipanti di 18 anni di età con diagnosi di autismo. I compiti riguardavano, per esempio, cucinare, apparecchiare la tavola e pulire il bagno. I video sono stati creati utilizzando la prospettiva in prima persona, con i familiari come modelli. Creata una task-list con i compiti necessari, è stato realizzato il video che mostrava la realizzazione del compito.

Lo studio dimostra relazione funzionale tra l’uso del video-modeling e la performance del soggetto. 

Symposium: Linguaggio e apprendimento: un approccio di sviluppo basato sul verbal behavior – Chair: Hye-Suk Lee Park, Kongju National University

L’effetto del multiplar exemplar instruction sulla trasformazione dell’Establishing operation  tra Mand e Tact – Katherine Baker, Teachers College, Columbia University

Mand e Tact sono operanti verbali indipendenti (Skinner, 1957). 

Lo studio è stato svolto con bambini con diagnosi di spettro autistico e ha l’obiettivo di individuare l’emergere di Mand e Tact non direttamente insegnati (Variabile dipendente). La variabile indipendente è stato il multiplar exemplar training di mand e tact a rotazione. I risultati indicano che tutti i partecipanti hanno prodotto derivazione del tact dal mand e viceversa.

L’effetto del Tact training intensivo sull’emergenza del linguaggio verbale in contesti non-istruzionali per studenti di scuola elementare con autismo – Jinhyeok Choi, Pusan National University

Lo studio è stato condotto con la partecipazione di 3 bambini con autismo inseriti in una classe CABAS (Comprehensive Application of Behavior Analysis to Schooling), un progetto che implica lo sviluppo di una classe di scuola tipica interamente basato sull’ABA. E’ stata misurata la frequenza di mand, tact ed ecolalie emesse durante le sessioni di apprendimento. L’intervento ha comportato il completamento dell’ITI, Intensive Tact instruction protocol.

Lo studio indica incremento significativo dei mand e dei tact prodotti a seguito del trattamento effettuato.

Il potere di un compagno: l’effetto delle contingenze mediate da un compagno sull’induzione della capacità di apprendimento imitativo – Joanne Hill-Powell, Teachers College, Columbia University

L’abilità di apprendere osservando gli altri è un’abilità critica per apprendere in contesto sociale e scolastico. 19 partecipanti. Realizzate slide con informazioni e immagini per i soggetti. E’ stato misurato il numero di risposte corrette a domande sul materiale di apprendimento spiegato. L’intervento ha implicato l’uso di peer-yoked contingency, una procedura tale da sollecitare l’emissione della risposta corretta nel bambino bersaglio a seguito di una dimostrazione da parte di un compagno di classe. I dati indicano apprendimento rispetto al materiale scolastico mostrato.

Verbal behavior: Analisi concettuale e sperimentale – Robert Dlouhy, Western Michigan University

Come può l’analisi del comportamento spiegare la complessità del linguaggio umano? Sintassi e morfologia comportano strutture organizzate e complesse. Le topografie di risposte sintattiche e morfologiche sono il prodotto della seriazione degli operanti autoclitici specifica di una comunità di parlanti.

L’autoclitico è un comportamento verbale che permette all’ascoltatore di rispondere alla corrente produzione verbale in modo più efficiente. Es: apparentemente, stava correndo all’ospedale. “Apparentemente” è un autoclitico, un Sd che informa l’ascoltatore della forza dell’affermazione seguente prodotta del parlante (“stava correndo all’ospedale”). L’autoclitico permette all’ascoltatore di interpretare in un certo modo la relazione fra i costituenti le risposte. Anche l’ordine delle parole stesso è un autoclitico, e in generale lo è anche l’ordine di qualsiasi risposta (anche gestuale).

Secondo le ipotesi e gli studi del Prof. Dlouhy, “L’autoclitico di ordine delle parole” può spiegare la regolarità sintattica e morfologica. Ordini di parole come “la ragazza salta”, “il ragazzo corre” (articolo, nome, verbo) sono appresi. Il termine preferito per nominare il fenomeno è “autoclitic sequencing operant” (ASO).

Ma ogni frase prodotta è sotto il controllo di multipli stimulus control: molti autoclitici simultanei e intraverbali funzionano allo stesso tempo, rendendo il quadro infinitamente più complesso per avere risposte a chiare, per lo meno all’attuale livello di conoscenza scientifica. Gli ASO, ad esempio, possono controllare la sequenza di altri ASO, come in “gli studenti affamati della nostra classe amano la pizza appena cucinata al pub locale” (In neretto e neretto-sottolineato i diversi autoclitici oggetto di analisi).

Dimostrare tale tesi e dimostrare l’efficacia di procedure in grado di produrre l’apprendimento degli ASO potrebbe essere la chiave per portare anche le persone con le più gravi compromissioni comunicative a un uso fluente e complesso del linguaggio, dove oggi invece si usa un atteggiamento “train & hope” (insegna e spera). Dove la teoria chomskyiana risolve il problema dell’acquisizione del linguaggio con un misterioso Language acquisition device (posizione innatista, priva di reali prove empiriche), dal testo “Verbal Behavior” di Skinner possiamo derivare la prima spiegazione funzionale dell’acquisizione del linguaggio.

Science of Behavior and Humanity – Paolo Moderato, University IULM of Milan

La scienza nasce nel XVI e nel XVII secolo con Bacone, Galilei e Newton. Se i secoli precedenti hanno riguardato l’indagine scientifica soprattutto nei contesti della fisica, delle chimica e poi della biologia, il XX secolo appariva essere il secolo della scienza del comportamento, la psicologia.

Questo effettivamente è avvenuto, ma solo in parte. Watson, e dopo di lui Skinner, hanno posto la psicologia al livello delle altre scienze naturali. Tuttavia, per tutto il XX secolo e ancora oggi, dove il sapere scientifico delle altre discipline è stato ormai universalmente (o quasi) accettato, nel campo della psicologia fioriscono teorie  pseudo-scientifiche, che non tengono in contro quanto la scienza ha dimostrato a proposito del comportamento umano. Quando l’intervento ABA a scuola fallisce, è l’ABA che non funziona (e non l’insegnante!). Non conta che l’insegnante non abbia sufficiente esperienza e formazione in una disciplina complessa ed organica, con cento anni di scoperte alle spalle. E su questo rifiuto, le teorie pseudo-scientifiche fioriscono. L’introduzione della categoria degli RBT da parte del BACB potrà forse portare beneficio alla situazione.

L’analisi comportamentale può fornire supporto alla comunità, alla famiglia, alla scuola e all’individuo in ottica sistemica. All’inizio del XX secolo abbiamo assistito a una rivoluzione comportamentista di Watson. E nella seconda metà del secolo a un’altra rivoluzione: quella della Behavioral economics, che sbocciata in ambiente accademico è diventata scienza applicata in poco tempo, favorendo la modificazione del comportamento di molte persone allo stesso tempo.

Skinner è stato uno scienziato visionario: già nel 1953 aveva previsto l’impatto che l’analisi comportamentale avrebbe avuto sull’umanità, e tali visioni sembrano lentamente realizzarsi oggi, con lo sviluppo delle tecnologie che l’analisi comportamentale, applicata a più livelli, ci sta fornendo per creare una società più evoluta. Per sostenere questo sviluppo, gli analisti del comportamento devono investire i loro sforzi in nuove aree: politiche della salute, strategie di gestione ambientale, istruzione. Negli ultimi anni, le pubblicazioni in tal senso hanno preso l’abbrivo, e ci sono segnali incoraggianti che informano che la direzione verso un’applicazione sociale dell’analisi comportamentale è stata imboccata. Non è certo degli analisti del comportamento la frase “Using Behavioral Science Insights to Better Serve the American People” (Usare le scoperte della scienza del comportamento per meglio servire il popolo americano), ma di Barack Obama, che lo scorso 15 settembre ha emesso un ordine esecutivo basato sulle evidenze scientifiche raccolte a tale proposito (https://www.whitehouse.gov/the-press-office/2015/09/15/executive-order-using-behavioral-science-insights-better-serve-american).

Symposium: Lavorare con le famiglie con autismo in programmi Center-based – Chair: Jeremy Greenberg, The children’s institute of Hong Kong

Insegnare ai bambini con autismo a comprendere le emozioni degli altri – Wenchu Sun, ABA Research and Development Center, Taiwan

Uno dei deficit più rilevanti per le persone con autismo è la capacità di denominare le emozioni degli altri. Gli obiettivi dello studio riguardano l’incremento della correttezza della performance nel nominare le emozioni altrui, le emozioni proprie e le cause delle emozioni. Utilizzata procedura a trial discreti con prompt verbali e scritti. 

I risultati indicano che i soggetti dello studio hanno appreso a nominare 4 emozioni di base nell’ambito di un multiple baseline design accross subjects, ponendo le basi per la comprensione delle emozioni.

Insegnare il perspective-taking e la teoria della mente a bambini con autismo – Gabrielle Lee, Michigan State University

L’obiettivo dello studio è insegnare le abilità di base della teoria della mente: 1) la comprensione che vedere porta a conoscere, 2) la presa di prospettiva, 3) la comprensione di stati mentali VS stati fisici.  Utilizzato il multiplar exemplar training.

L’intervento ha prodotto l’apprendimento desiderato e la sua generalizzazione.

Fornire training ai genitori per praticare DTT in programmi di apprendimento intensivi e precoci per bambini con autismo – Hye-Suk Lee Park, Seoul Metropolitan Children’s Hospital

La letteratura scientifica indica chiaramente che gli EIBI (Early Intensive Behavioral interventions – trattamenti comportamentali intensivi e precoci) sono la scelta d’elezione per il trattamento dei disturbi di spettro autistico.

I relatori hanno utilizzato lo strumento Teacher perfomance, rate & accuracy (Greenber & Martinez) per misurare la performance del genitore.

Sono stati analizzati 2 gruppi: il primo gruppo di genitori ha ricevuto formazione ABA (parent training), il secondo gruppo era in lista d’attesa per riceverlo.

I risultati dello studio indicano non solo che le prestazioni dei genitori che hanno ricevuto parent training hanno raggiunto in breve tempo una correttezza di oltre il 90% nel fornire DTT, ma che i bambini di genitori con parent training hanno appreso un numero maggiore di abilità dei bambini i cui genitori erano in lista d’attesa per il parent training. L’intervento ABA è stato quindi ampiamente potenziato dalla formazione dei genitori.

Symposium: Avanzamenti recenti nello staff training e nel parent training basato sul videomodelig – Chair: Jason C. Vladescu, Caldwell University

Gli effetti del videomodeling con istruzioni VoiceOver nell’implementazione del parent training – Heidi Spiegel, Caldwell University

Il video modeling è ampiamente usato anche per il training dello staff, in quanto economico, efficace, richiede minore presenza dell’analista del comportamento.

L’uso del voice-over inoltre è utile per sottolineare elementi salienti in quanto mostrato dal video. L’obiettivo dello studio è verificare l’efficacia del video modeling con voice over. La procedura di training utilizzata ha dimostrato efficacia, gli effetti sono stati generalizzati e i partecipanti hanno mostrato di gradire la procedura. 

Usare il video modeling con voice-over per fornire istruzioni e feedback allo staff al fine di implementare una procedura di insegnamento most-to-least – Jason C. Vladescu, Caldwell University

Uno dei vantaggi del videomodeling per il training dello staff è che il terapista o il genitore può guardare il video più volte in caso di errore e fino ad acquisizione del criterio. I feedback inoltre hanno dimostrato di per sè efficacia nella correzione del comportamento del trainee. Obiettivo dello studio è valutare l’efficacia del video-modeling con VoiceOver rispetto ad altre tecniche. I risultati, prima e dopo le procedure utilizzate, sono state valutate con una task analysis dettagliata del compito. Ogni candidato veniva valutato su ogni singolo componente. A una terza persona era affidato il compito di simulare un bambino con particolari caratteristiche comportamentali (fornito al soggetto relativo script da seguire).

La procedura individuata si pone come una valida alternativa al Behavioral Skills Training, il quale può richiedere molto tempo per portare il candidato ad acquisire il criterio. Interessante sarebbe un confronto diretto fra i tempi spesi nell’esercizio del Behavioral skills training e il video modeling con feedback su Voice-Over.

Poster Session

Ricca presentazione di ricerche da tutto il mondo. Fra gli studi più interessanti presentati in serata: 

  1. Assessment e trattamento di problemi comportamentali evocati da accesso negato – Elizabeth Morris, New England Center for Children
  2. Insegnare a bambini con autismo a comprendere le frasi ipotetiche con “se…” – Shinji Tani, University of Ritsumeikan
  3. Esame degli effetti di attività di teatro e training di abilità sociali per bambini con disturbi dello spettro autisitco – Melissa Rojas et al., Claremont McKenna College

Michael Nicolosi

Direttore clinico di Voce nel Silenzio Onlus29-9-15

Terzo giorno

Ed è l’ultimo giorno ufficiale dell’ABAI Eighth International Conference, cui seguirà una visita guidata presso il Primate Research Institute of Kyoto University per approfondire lo Chimpanzee Ai project. Il congresso è stato frequentato da più di 600 persone da 25 paesi e pur essendo un evento di rilevanza mondiale è risultato più contenuto rispetto al congresso annuale ABAI, sia nei tempi che nei partecipanti. A San Antonio, Texas, infatti, la frequenza è stata di oltre 4mila persone e l’evento è durato 5 giorni.

Ringrazio e saluto Jeremy Greenberg, BCBA-D e direttore del Children’s Institute Of Hong Kong, che con grande simpatia mi ha invitato a visitare il suo centro, occasione che non ho intenzione di lasciarmi sfuggire. Saluto anche Dianna Yip, BCBA e consulente clinico per PLAI Behaviour Consulting (Hong Kong), che mi ha spiegato le difficoltà incontrate in Cina rispetto agli interventi ABA, cosa che mi dà speranze anche per l’Italia.

Vediamo quindi gli studi di oggi e a domani con una descrizione della visita guidata presso il Primate Research Institute.

Symposium: Approcci ai comportamenti sociali e di comunicazione per bambini con disturbo di spettro autistico: valutazione e trattamento – Chair: Marjorie H. Charlop, Claremont McKenna College

Intervento anti-bullismo per bambini con disturbo di spettro autistico – Catherine Rex, Claremont McKenna College

Lo studio presente ha l’obiettivo di testare una procedura di videomodeling che insegni a bambini con ASD a rispondere in modo assertivo in caso di bullismo.

Il trattamento consiste nell’esposizione del bambino a più video in cui bullo e vittima interagiscono, ma la vittima produce risposte assertive e adeguate alla situazione. I dati di confronto fra baseline e trattamento indicano che il bambino impara a rispondere al bullo in modo assertivo.

Incrementare le abilità di gioco e condivisione della attenzione con bambini con disturbo di spettro autistico – Taylor Basso, Claremont McKenna College

Ricerche recenti hanno trovato un legame fra limitate capacità di gioco e scarse capacità di condivisione dell’attenzione (Kasari et al., 2010). La joint attention comporta contatto oculare, ottenere l’attenzione, condividerla mutualmente, individuare la direzione dello sguardo altrui, condividere l’interesse su uno stimolo.

Il presente studio esamina un intervento basato sull’incremento della motivazione verso i giocattoli e l’incremento delle capacità di joint attention. Nel trattamento, il tutor ABA modella il gioco appropriato e lascia al bambino la possibilità di sperimentarsi nel gioco, mentre i comportamenti di joint attention sono rinforzati.

I risultati indicano immediato incremento del gioco appropriato e della joint attention a seguito dell’intervento. 

Intervento mediato dai fratelli per bambini con disturbo di spettro autistico utilizzando il paradigma del Natural Language – Vicki Spector, Claremont Graduate University

La ricerca supporta gli interventi mediati da genitori (Coolican, Smith & Bryson, 2010) e gli interventi mediati dai pari (Pierce & Schreibman, 1995). La maggior parte degli interventi sono però svolti da terapisti, malgrado questo limiti la generalizzazione.

Il Natural Language Paradigm (NPL) è stato sviluppato da Koegel, O’Dell & Koegel, nel 1987: utilizza modalità naturalistiche, variazioni nel turn-taking della conversazione e del gioco, si indirizza alle abilità di comunicazione funzionale.

Il presente studio valuta l’intervento con NLP svolto direttamente dai fratelli (circa 5 anni) dei bambini interessati, dopo apposito training. 2 delle 3 diadi esaminate hanno incontrato il criterio previsto. I dati indicano che in alcuni casi l’intervento può funzionare in modo molto produttivo, ma che non tutti i fratelli sono adeguati per lavorare con un bambino con ASD. 

Includere misure di comportamenti che mostrano felicità nell’analisi funzionale di comportamenti problema – Benjamin Thomas, Claremont Graduate University

Generalmente l’analisi funzionale riguarda solo comportamenti problema e i comportamenti legati alla felicità vengono misurati con metodi self-report, report di caregiver e osservazione del comportamento.

Nello studio presente vengono misurati sia i comportamenti problema che i comportamenti che indicano felicità, opportunamente definiti in modo operazionale. Nello studio, è stata utilizzala la Trial based functional analysis descritta da Bloom. Come previsto, i comportamenti che mostrano felicità sono inversamente proporzionali ai comportamenti problema, dato di significativa importanza clinica. 

Topics in Autism: Video Modeling

Usare Video Prompting via iPad per insegnare a un bambino con autismo a disegnare una persona composta da 6 parti – Esin Pektas, Anadolu University

Le abilità di disegno e copiatura sono fondamentali in qualsiasi curriculum scolastico. Il trattamento è stato svolto per step progressivi ed ha implicato l’esposizione del bambino a video che offrivano un modello rispetto al comportamento di disegnare parti di una figura umana. 

I dati raccolti indicano che la metodologia utilizzata è efficace nell’insegnare capacità di disegno al soggetto dell’intervento, che svolgendo 2 sessioni al giorno e applicando una procedura di chaining anterogrado ha appreso a disegnare una figura umana composta da 6 elementi salienti.

Stimulus control e prompt, strategie di insegnamento e correzione degli errori – Anthony Castrogiovanni, Pyramid Educational Consultants

Cos’è lo stimulus control e come si instaura – Anthony Castrogiovanni, Pyramid Educational Consultants

Lo stimulus control avviene quando la frequenza, la durata o l’intensità di un comportamento sono alterate in presenza di uno stimolo antecedente (Dinsmoor, 1995).

In laboratorio, il condizionamento operante avviene senza prompt. I piccioni iniziano a beccare per caso il bottone che produce cibo, ma il comportamento viene rinforzato e il bottone assume un valore differente: quello di Stimolo Discriminativo (Sd).

Contrariamente a quanto in genere si pensa e si dice tuttavia, gli antecedenti suggeriscono il comportamento, ma non lo controllano. Sono i conseguenti invece a controllare il comportamento. 

Un secondo elemento saliente a proposito dello stimulus control è la distinzione, non sempre nota, fra Cue e Prompt. Il Cue è la parte di ambiente che dovrebbe suggerire il comportamento, mentre il prompt è uno stimolo aggiuntivo, artificiale, che l’analista o il terapista inseriscono per facilitare l’apprendimento (aiuti fisici, visivi, verbali, etc.)-Quando l’organismo risponde in modo indipendente all’interno dell’ambiente, sta rispondendo ai Cues ambientali. Il lavoro dell’analista del comportamento consiste nella sostituzione dei prompt, per fare in modo che il comportamento cada sotto il controllo dei Cues ambientali. Questo processo è l’instaurazione dello stimulus control. 

Ma è possibile insegnare senza usare prompt? Certamente si: attraverso lo shaping. La funzione del prompt è fare in modo che il comportamento giunga sotto il controllo dei Cues in breve tempo, ma il prompt non è una parte indispensabile del processo di apprendimento.

Insegnare strategie volte alla rimozione del prompt – Shigeru Imamoto, Pyramid Educational Consultants

La dipendenza da prompt è un problema che spesso scaturisce dall’uso stesso del prompt. Un’eventuale condizione di dipendenza da prompt è responsabilità dell’analista del comportamento e del terapista, mai del bambino. Non esistono “tratti” di un particolare bambino che possano portarlo alla dipendenza da prompt. Il problema riguarda sempre la strategia di insegnamento e la strategia di rimozione del prompt utilizzate.

Most-to-least prompting e least-to-most sono gerarchie di prompt che possono essere ridotte attraverso strategie di rimozione quali il fading (tra tipi di prompt), il time delay (tra Cue e prompt), la guida graduata (attraverso gli elementi della task analysis).

A tale riguardo, il termine “fading” viene spesso usato a sproposito: il fading non indica il passaggio dal prompt fisico a quello verbale, ma da prompt più intenso a prompt meno intenso. Il termine può riguardare anche la durata, ma non il passaggio da una tipologia di prompt a un’altra, come dal prompt fisico al prompt vocale o visivo. Il termine corretto in questo caso è “cambiamento del prompt”.

Se infatti, nell’ambito di una strategia di insegnamento, l’analista decide di passare dal prompt fisico a quello vocale, è più vicino a raggiungere il cue? La risposta è no, in quanto ancora deve rimuovere il prompt verbale. Non ci sono evidenze che indichino che è più facile rimuovere il prompt vocale di quello fisico, pertanto è importante fare iniziare un training con un prompt effettivamente in grado di controllare/suggerire il comportamento, ma tale da poter essere rimosso facilmente e nel minor tempo possibile. Sconsigliato è invece l’uso dei prompts doppi (vocale+fisico), in quanto in seguito dovranno essere rimossi entrambi. La situazione peggiora ancora in caso di prompts tripli (vocale+fisico+scritto o visivo).

Stimulus control e correzione degli errori – Andy Bondy, Pyramid Educational Consultants

Tipicamente, le correzioni degli errori avvengono in procedure di insegnamento trial based oppure in condizioni di comportamento continuo (catena comportamentale).

McGham & Lerman (2013), individuano che strategie di correzione differenti sono efficaci per diversi studenti. Carroll et al. (2015) individuano che per tutti i partecipanti a loro studio sono state efficaci multiple procedure di correzione. Pertanto, è importante valutare l’efficacia e la portata delle procedure di correzione sul singolo caso.

In contesti di insegnamento trail-based, particolarmente corrette sono le strategie che ripropongo lo stimolo originale, al fine di garantire che il bambino risponda al cue e non solo al prompt (cicli di correzione, 4 step error correction procedure).

In casi di catene di comportamento, si rivela corretto tornare all’ultimo anello della catena correttamente svolto e ripartire da quello con prompt, piuttosto che praticare più e più volte in singolo il comportamento che ha comportato errore.

L’apprendimento senza errori, basato sul lavoro di Touchette e molto nominato, potrebbe potenzialmente risolvere il problema di quale procedura correttiva utilizzare, ma è in realtà utopico: nessuno può garantire un reale apprendimento senza errori, in quanto nessuno ha garanzia che la prossima riduzione del prompt non risulti in un errore. L’obiettivo può essere, semmai, la riduzione degli errori, ma non il loro totale annullamento. L’errorless learning inoltre comprende un pacchetto di strategie differenti (fading, shaping, response prevention, delayed prompting, stimulus superimposition, etc), pertanto non è una procedura unitaria, come spesso invece viene intesa.

Di nessuna efficacia si rivelano infine le strategie di “aggiustamento”: il bambino sbaglia, e gli si fa semplicemente notare l’errore (es: bambino che si lava le mani —> “hai lasciato l’acqua aperta”), quindi il bambino corregge il proprio errore (es: torna a chiudere l’acqua). In questo caso la catena comportamentale imparata comprenderà l’esecuzione dell’errore e il suo aggiustamento successivo solo a seguito di un nuovo cue ambientale (es: bambino si lava le mani —> lascia l’acqua aperta —> insegnante fa notare l’errore con “hai lasciato l’acqua aperta” —> bambino chiude l’acqua). Suggerimenti utili:

1) non ignorare gli errori

2) minimizzare gli errori,

3) usare strategie di correzione (cicli di correzione)

4) evitare di “aggiustare” il comportamento scorretto.

Cerimonia di chiusura – Martha Hübner, presidente ABAI

La presidente ABAI ringrazia i partecipanti al congresso, la Japanese Association for Behavior Analysis, i relatori che hanno preso parte al congresso, fra cui spiccano leader nella behavioral education, nella ricerca, della pratica clinica. Diversi relatori prendono la parola sul futuro dell’analisi del comportamento e in chiusura tutti i partecipanti ricevono l’invito al prossimo congresso ABAI internazionale, che si svolgerà a Parigi nel 2017.

30-9-15

Visita guidata allo Chimpanzee Ai project, presso il Primate Research Institute of Kyoto University

Prima di iniziare l’articolo sullo Chimpanzee Ai project, vorrei ringraziare il prof. Dick Mallot, professore di analisi comportamentale presso la Western Michigan University, il quale, durante il tragitto di 2 ore per raggiungere il PRI, ha commesso il terribile errore di dare rinforzo a una delle mie domande…

Il Primate Research Institute (PRI) è stato istituito nel 1967 e per 40 anni ha promosso ricerche sui primati, inclusi gli esseri umani. Il PRI ha una mission principale: comprendere l’ordine dei primati da un punto di vista multidisciplinare, che comprenda ecologia, sociologia, comportamento, cognizione, neuroscienze, fisiologia, genetica, morfologia, paleontologia e in ultima analisi offrire delucidazioni sull’origine e l’evoluzione della natura umana.

Ai è lo scimpanzè famoso in tutto il mondo per avere acquisito abilità linguistiche nel 1978 proprio presso il PRI of Kyoto University ed ora l’intero laboratorio di ricerca sui primati condotto dal dott. Matsuzawa porta il suo nome. Il laboratorio ha sede presso il Kumamoto Sanctuary (KS), ed è il primo e unico santuario per gli scimpanzé e i bonobo in Giappone. Il KS si trova 800 Km a sud-ovest del campus principale della Kyoto University e costituisce parte integrante del Wildlife Research Center della stessa università. Il sito ospita 66 specie di primati, la collezione più grande del mondo.

Il laboratorio dell’Ai project è un centro all’avanguardia e molto sofisticato. Una struttura immensa all’aria aperta permette agli scimpanzé di muoversi in gruppo e interagire liberamente, conducendo una vita sociale non difforme da quanto avviene in natura. Le diverse aree del parco sono collegate da condotti che gli scimpanzé possono scegliere per recarsi in luoghi diversi, a seconda della fazione di appartenenza o del gruppo sociale che desiderano frequentare. 

Il cibo è somministrato 3 volte al giorno ma gli “snacks” sono accessibili solo attraverso specifici box di plastica collegati a videocamere, “nutritori” (feeder) automatici e schermi touch non diversi dai comuni tablet, attraverso i quali gli scimpanzé imparano molteplici abilità. In modo automatico, i feeders somministrano gli snacks dopo le risposte corrette (rinforzo positivo)  e un computer raccoglie i dati sulla prestazione del primate. 

Fra le varie abilità imparate, gli scimpanzè sanno usare carte simili al PECS per comunicare, sanno contare nell’ordine corretto e alla rovescia, eseguono prove di memoria e giochi logici. Ogni trial di apprendimento è differente e generato in modo automatico dal computer. 

E’ sorprendente scorgere gli scimpanzé attraverso le pareti di plastica trasparente: la velocità di esecuzione dei compiti allo schermo è elevatissima, e questi nostri non lontani cugini appaiono assorti e divertiti come bambini davanti a un’iPad. E senza alcuna forzatura: il dott. Matsuzawa ci tiene a sottolineare che i suoi “compagni di studi” sono liberi: hanno cibo, acqua e spazi a loro adatti, e si sottopongono ai giochi di abilità solo per loro stessa motivazione. Se si annoiano, o un compito risultasse troppo frustrante, possono uscire dal box e unirsi ai loro simili in qualsiasi momento. 

Le abilità vengono apprese attraverso un lungo e rilassato processo di shaping: senza alcun prompt nè alcuna pressione, uno scimpanzé è in grado di imparare a contare fino a 10 e poi alla rovescia in 6 mesi. Tutto lascia supporre che, incrementando le MO, gli stessi risultati possano essere ottenuti in poche settimane.

Ma cosa ci dice l’Ai Project su noi stessi, primati umani? Fra le tante riflessioni possibili, vorrei che una principalmente investisse i miei lettori: se uno scimpanzè,  con una capacità cerebrale da scimpanzé, a contatto con altri scimpanzé e immerso in un ambiente non difforme da quanto possa trovare in natura, è in grado, attraverso l’ABA, di apprendere strumenti di comunicazione e logica tipicamente umani (badate bene) con la sola motivazione di ottenere degli snackse senza nessuna reale pressione o controllo avversivo finalizzato allo svolgimento del compito – cosa siamo realmente in grado di ottenere con un bambino umano affetto da autismo, se sottoposto ad un regime di trattamento ABA intensivo?

Non basta: e con un bambino tipico, cosa possiamo realizzare?

Al centro ho visto con i miei occhi un gruppo di scimmie che lavavano mele e patate nell’acqua prima di mangiarle. Un comportamento appreso. E non solo: questo comportamento è stato passato alla generazione successiva, e poi a quella dopo ancora, ma non era scritto nel codice genetico della scimmia, così come non lo sono tutte le nostre usanze e norme sociali.

Mi ricollego a un discorso che il Prof. Moderato ha inspirato in me: l’evoluzione attraverso l’analisi del comportamento. Evoluzione della specie umana. E non con tempi su scala geologica, come la normale evoluzione del codice genetico funziona, ma con tempi rapidissimi, di una sola generazione o poco più. Dove sta il limite a quanto possiamo realizzare a partire da noi stessi?

Michael Nicolosi

Direttore clinico di “Voce nel Silenzio Onlus”

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